Ricevo moltissime mail in cui mi chiedete come intervenire sui difetti di pronuncia di alcuni suoni della lingua.
Queste richieste riguardano spesso bambini di età molto diverse e con difficoltà che vanno dal lieve al grave, perciò cercherò di riassumere in questo articolo le condizioni più diffuse e di suggerire alcune possibilità di intervento.
Poco tempo fa vi ho parlato dello sviluppo fonetico nel bambino, cioè l’abilità di produrre i suoni della lingua che avviene di solito con tempistiche canoniche.
I bambini piccoli che iniziano con le prime parole, di solito, utilizzano i suoni nasali (m, n, gn) e occlusivi (p, b, t, d, ca, ga) in modo piuttosto competente e spesso anche alcuni suoni fricativi (f, v, s).
Questo, però, avviene in parole semplici e corte e, di solito, con sillaba con uguale consonante, come: mamma, nonna, pappa, papà, nanna, babbo, cacca, mommo (dolce), tetè (latte). Queste parole spesso sono parole baby talk, cioè parole che non sono vere parole, ma una semplificazione che si usa con i bimbi piccoli, come, per esempio, tutù per dire macchina o treno.
Questi non sono difetti di pronuncia, ovviamente, ma il linguaggio tipico del bambino piccolo.
Verso i 3 anni, il bambino è in grado di produrre nuovi suoni, come le affricate (ci, gi, z), ma, allo stesso tempo, di inserire anche parole più lunghe e complesse.
Quindi, potremmo dire che lo sviluppo non è solo riferito alla pronuncia del suono, ma anche alla capacità di utilizzare questo suono in parole con una struttura più complessa, come, per esempio, parole che prevedono due consonanti vicine (gruppo consonantico ).
I fonemi che più spesso tardano ad arrivare, cioè che il bambino può sviluppare anche a 4-5 anni per ultimi, sono spesso: R, Z, CI e GI. Non necessariamente, però: ci sono, infatti, bambini di 2-3 anni che sanno già pronunciare la R.
Non esiste una regola assoluta, ma, in linea di massima, intorno ai 3 anni e mezzo, un bambino è in grado di produrre tutti i suoni della lingua, anche se commette ancora errori nel loro utilizzo, legati alla complessità delle parole; questi errori tipici si chiamo processi fonologici.
Ecco i più comuni:
- Semplificazioni dei gruppi consonantici: il bambino sa dire, per esempio, il suono S, ma lo elimina nel gruppo, quindi:
SCUOLA diventa CUOLA
STIVALE diventa TIVALE ecc…
- Semplificazione dei gruppi con le nasali o con L: CONTO diventa COTTO, MOLTO diventa MOTTO, SALTA diventa SATTA, con malintesi a volte divertenti.
- eliminazione di sillaba non accentata: quando le parole sono lunghe, il bambino può eliminare una sillaba, per esempio ELEFANTE diventa LEFANTE, CARAMELLA diventa CAMELLA …
Ne esistono molti altri di processi fonologici, ma, in genere, intorno ai 4 anni scompaiono ed il bambino ha un linguaggio pressocchè corretto.
Rimangono sempre validi i consigli universali, che non mi stanco mai di dirvi:
- non chiedete di ripetere bene, se potesse farlo, lo farebbe da solo
- mai dire “no, non si dice così”
Va bene, invece, riformulare la frase sottolineando la corretta pronuncia della parola.
Se il bambino, raggiunti i 4 anni, presenta ancora un difetto isolato (per esempio salta la S nei gruppi) o non sa pronunciare un suono, spesso è sufficiente fargli porre l’attenzione su alcune parole chiave per fargli capire come fare. Si possono ritagliare alcune figurine dalle riviste ed incollarle su un quadernino per dirle insieme.
Il consiglio è di coinvolgerlo in modo ludico, ma se vi accorgete che fatica ad accettare la cosa non preoccupatevi, è normale che di fronte ai genitori il bambino possa “vergognarsi” di non riuscire. A volte può essere più proficuo rivolgersi ad un logopedista che in poche sedute vi mostrerà come fare.
Il “fai da te” in genere è sconsigliato, anzi direi molto sconsigliato, nei casi in cui i difetti di pronuncia o i suoni che non riesce a produrre, sono più di uno: in genere, questo è il segnale di qualcosa che non funziona come dovrebbe nell’organizzazione linguistica del bimbo. Non che questo sia necessariamente sinonimo di una condizione grave, ma è meglio rivolgersi al logopedista, che potrà individuare facilmente eventuali condizioni che impediscono un corretto sviluppo fonetico-fonologico.
Le condizioni più diffuse sono:
- Il bambino è un respiratore orale (a causa di adenoidi o altro) e, quindi, ha una bocca non competente;
- il bambino ha una abitudine viziata (es. uso eccessivo del ciuccio), che impedisce alla lingua di lavorare nel modo corretto;
Oppure il bambino può avere un disturbo di linguaggio lieve, che coinvolge la capacità di organizzarsi nelle parole più complesse.
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Spero che questi spunti spunti di riflessione vi siano utili, ma se desiderate approfondire, vi segnalo questo “Quaderno per genitori”: Strategie utili al benessere comunicativo, cliccate sull’immagine per scaricare l’anteprima.
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Attenzione!
Le consulenze di Mamma Logopedista sono basate su richieste dirette dei lettori e rispondono a quesiti specifici in modo generico. Lo scopo è orientare ed indirizzare. Non possono, in nessun caso, sostituire una visita o un iter riabilitativo con un professionista.



